IL MEDIOEVO


Nel Medioevo le necessità primarie non erano più la caccia e la difesa del piccolo nucleo di capanne, come accadeva per gli uomini primitivi.
Già da parecchi secoli si erano create le prime, antiche forme di società; gli uomini vivevano in villaggi più grandi e si erano si erano venute a formare le classi sociali, dove pochi comandavano e tanti dovevano obbedire e lavorare.
Si cominciarono a costruire le prime opere difensivi, semplici perimetri circondati da pali infissi nel terreno, per proteggere il villaggio dagli attacchi delle popolazioni ostili.

In epoca medievale le differenze tra i pochi ricchi e i moltissimi poveri erano diventate sempre maggiori; i primi erano padroni di vastissimi territori, sui quali edificavano le loro dimore, i secondi vivevano in miseri tuguri.
Per maggior protezione si edificarono fortezze vere e proprie, quasi inespugnabili: i castelli (o manieri) generalmente situati in punti strategici sopraelevati rispetto al terreni circostanti, dove dalle loro torri si poteva dominare praticamente tutto il feudo.
Se il territorio era idoneo, si prediligeva edificarli su rupi a picco, in modo che un eventuale nemico non vi avesse accesso facile.

Castello di Rossena (Reggio Emilia)




Castello di Ussel (Chatillon-Val d'Aosta)

Non disponendo di rupi o alture, si scavava tutt'intorno al castello un largo fossato, che veniva riempito d'acqua.
Altre volte il fossato era solo sul lato anteriore del castello, mentre gli altri tre lati avevano come unica protezione il fatto di avere altissime e robuste mura, con aperture sovente solo nella parte alta, in modo che non potessero essere facilmente raggiunte dagli assalitori.


Castello di S. Vitale a Fontanellato (Parma)






L'accesso poteva avvenire solo per mezzo del ponte levatoio; se rialzato per tempo, era un ottimo sistema per rendere impossibile al nemico l'attacco diretto all'entrata per mezzo dell'ariete.

Ponte levatoio della Rocca sforzesca di Imola






Oltre che di torri, il castello era dotato anche di spalti protetti da "merli", dietro ai quali potevano prendere posto ed essere protetti gli arcieri e i balestrieri.
Sui bastioni ogni tanto vi era una piazzuola dove era piazzata la catapulta, macchina da guerra adatta a distruggere a grande distanza le fortificazioni mobili dei nemici.

Durante la battaglia sia dagli spalti che dalle torri poteva essere versato sul nemico un miscuglio bollente costituito da pece, grasso animale e altre sostanze oleose disponibili, in modo da impedire la scalata dei muraglioni.
Se poi il nemico decideva la ritirata allora entravano in campo i cavalieri, i quali inseguivano il nemico armati di lance, spade, archi e mazze ferrate.
Le battaglie erano cruente e interminabili, alla fine lo spettacolo che si presentava era orribile, nessuno veniva risparmiato; generalmente non si facevano prigionieri così il massacro era totale.

All'interno delle cinta murarie del castello non c'era solo la dimora vera e propria del signore, ma anche alcune abitazioni per i servi e i contadini, con ricoveri per gli animali, fienili e legnaie; c'erano orti e frutteti e naturalmente i servizi indispensabili, come ad esempio la bottega del fabbro e del maniscalco, le stalle per i cavalli della delle truppe e naturalmente la cappella dove il prete celebrava la messa e le altre funzioni liturgiche ed il cimitero.
In pratica la fortezza era una piccola cittadella protetta e in grado di essere autosufficiente.

La maggior parte degli abitanti del feudo però viveva nei miseri tuguri dei villaggi all'esterno delle cinta murarie; oggi li chiameremmo contadini, ma a quei tempi erano giuridicamente definiti "servi della gleba" ("gleba" in latino ha il significato di "zolla di terra")
La legge del tempo legava a vita i servi della gleba ad un determinato terreno, che dovevano lavorare e far fruttare, a beneficio del padrone.
Essi pertanto non godevano di alcun diritto sul terra che coltivavano e neppure su ciò che riuscivano a produrre; era il padrone che decideva se e cosa lasciare ai servi della gleba per il sostentamento.
Quando il castello era sotto minaccia nemica, i servi della gleba potevano essere chiamati a rifugiarvisi, portando tutte le cibarie e gli animali domestici; questo non certo per bontà disinteressata del padrone, ma per assicurarsi ulteriore disponibilità di alimenti per sè e per le sue truppe, in caso di assedio di lunga durata.
Inoltre potevano servire come rimpiazzo dei soldati morti, anche se non erano specializzati in questo mestiere; come dire "meglio un soldato scadente, che nessun soldato".




Naturalmente in tempo di pace questi contadini rimanevano fuori dal castello, nelle loro catapecchie ed erano soggiogati dal castellano il quale pretendeva tributi sia in danaro che in beni naturali, questo perché praticamente tutto il territorio del feudo e coloro che lo abitavano erano di sua proprietà esclusiva.

Per chi si ribellava alle durissime condizioni di vita, ad aspettarlo vi erano le segrete del castello, prigioni interrate, umide e buie, dove i malcapitati, anche se risparmiati dalla tortura, quasi sempre finivano i loro giorni morendo di stenti.
Stessa, o anche peggior sorte, toccava ai soldati, ai cavalieri e persino a persone di alto rango che osavano ribellarsi al nobile padrone.

Segrete del castello di Fiumone (Frosinone)










Segrete del castello di Zumaglia (Biella)










I cavalieri, quando non vi erano guerre in atto, erano invitati dal feudatario a partecipare ai tornei, ai più importanti dei quali quali assistevano anche i regnanti di turno
Non si trattava certo di gare tranquille e qualcuno ci rimetteva lo stesso la pelle.

Questi tornei si disputavano fra due fazioni; all'interno dei tornei si svolgevano le giostre, gare nelle quali si sfidavano due cavalieri, con la lancia come prima arma; chi veniva disarcionato proseguiva la lotta con la spada.
Anche se protetti dalla corazza, al termine dello scontro sovente erano ridotti a brandelli; il vincitore riceveva il suo premio direttamente dallle mani Re o dalla Regina.

Il feudalesimo è stato senza dubbio un'epoca oscura dove la vita umana valeva ben poco, eppure l'uomo seppe sopravvivere anche a questo periodo.
A noi per fortuna rimangono a testimonianza di quel tempo solamente i castelli o le loro rovine e, nei musei, qualche esemplare delle armi del tempo.




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