IL LEGGENDARIO FUCILE "CARCANO 91"












FU LA BANDIERA DEI NOSTRI PADRI NONNI E BISNONNI
Brevi cenni storici sul Carcano 91

Salvatore Carcano nel 1867 fece brevettare un fucile a retrocarica di sua invenzione, ottenuto dalla trasformazione dei fucili ad avancarica Modello 1860.
Nel luglio 1868 Carcano fu promosso Controllore Principale di Prima Classe e nel 1874 Capo-tecnico Principale di Seconda Classe e quindi alla fine del 1878 promosso al livello di Prima Classe.
Nel 1876 brevettò il nuovo alzo, da lui ideato, per fucili e carabine e nel 1891 il Governo Italiano adottò il fucile di piccolo calibro da lui progettato.

La scelta di costruire questo fucile nel piccolo calibro 6,5 x 52 fece sì che la Commissione delle Armi Portatili della Scuola di Fanteria di Parma ne affidasse la progettazione e la costruzione alle fabbriche di Stato, in quanto non esisteva la disponibilità sul mercato internazionale di un calibro così piccolo.

Nella camiciatura dei proiettili per la carabina Carcano 91 invece dell'usuale lega denominata Tombacco composta da 84% di Rame, 9% di zinco e 7% di stagno che si presenta di colore dorato; fu usata un'altra lega denomonata Maillechort (o Alpacca o Argento tedesco) composta da 50% di rame, 30% di zinco e 20% di nichel che si presenta di colore argenteo; in quanto essendo più dura permetteva al proiettile un'avvitatura più marcata sulla rigatura nella canna aumentando la precisione nel tiro.


Si decise di adottare il sistema ad otturatore scorrevole tipo Mannlicher; il fucile fu ideato e sviluppato da Salvatore Carcano della Fabbrica d'Armi di Torino, con la collaborazione del generale Parravicino dell'Arsenale di Terni.
Del Mannlicher fu anche in parte copiata la piastrina di caricamento modificandola nella forma e migliorandola per contenere invece di 5 colpi 6 colpi.



Quest'arma fu adottata sia nella Prima Guerra Mondiale, che nella Seconda.

Il Carcano 91 ha un colpo in più del Mannlicher M95 usato dagli austriaci nella Prima Guerra Mondiale e una velocità della pallottola superiore (circa 661 m/s alla volata contro i 620 m/s alla volata del Mannlicher)
Il "91" di qualsiasi modello si tratti, è stato sempre amato dai nostri soldati come una bandiera e fa parte della storia d'Italia, storia troppo dimenticata o mal conosciuta.

Non mi dilungherò sulla storia completa di questo fucile, ne uscirebbe una Divina Commedia: infatti molte furono le modifiche, per quanto riguarda il calibro, apportate durante l'ultimo conflitto mondiale, ma non ebbero successo; il primo progetto è stato e rimane il migliore e più efficiente e sicuro, e infatti verso la fine della Seconda Guerra Mondiale si ritornò al calibro iniziale.
L'unica modifica che si rivelò utile fu l'accorciamento della canna, che consenti maggior maneggevolezza nell'uso, ma per quanto riguarda la meccanica di sparo è sempre stata rispettata quella originale ideata da Salvatore Carcano.

Nel bellissimo sito Il "91" Alberto Simonelli e Giovanni Chegia hanno condotto una ricerca veramente certosina su quest'arma, il risultato è una dettagliata storia a partire dal 1868 e tutti i modelli che seguirono, comprese le prove balistiche e meccaniche che dimostrano con quale serietà è stato costruito e collaudato questo fucile.

Il perché della scelta del calibro piccolo

Il calibro piccolo di questo fucile non fu scelto a caso; le munizioni pesavano meno e se ne potevano trasportare in maggior numero.
Se non colpiti in parti vitali, i nemici riportavano ferite meno invalidanti, ma pur sempre impedivano il proseguimento dell'attacco e cosa maggiormente a nostro favore mettevano fuori combattimento 3 soldati nemici, in quanto il ferito doveva essere trasportato e così altri due suoi compagni dovevano rinunciare all'azione.
Pertanto questa scelta fu studiata sia per rispettare l'etica nella battaglia, sia per averne un tornaconto; anche la Convenzione di Ginevra apprezzò questa decisione, che rispettava pienamente gli accordi raggiunti sulla scelta delle armi e dei relativi munizionamenti.

A chi era dato in dotazione

Il Carcanol 91 lungo fu dato in dotazione all'esercito e agli alpini sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale; il Moschetto 91/38 più corto fu dato in dotazione nella seconda Guerra Mondiale alla Marina, alle Truppe Speciali, alla Cavalleria e ai Carabinieri perché più maneggevole.

Nel Moschetto 91/38 in dotazione ai tiratori scelti, sulla culatta sotto il numero di matricola vi era stampigliata la punzonatura che rappresentava due fucili incrociati sovrastanti un bersaglio e indicava che tale arma era di precisione.



Sui Forum nel Web alcuni incompetenti di meccanica balistica considerano quest'arma imperfetta, fragile o addirittura con difetti pericolosi della meccanica che a sentir loro comprometterebbero l'incolumità del tiratore, questo non corrisponde nel modo più assoluto alla verità; sono soltanto considerazioni stupide, a volte anche irriverenti nei confronti dei nostri soldati definendo quest'arma fatta a misura di ignorante; evidentemente erano molto più intelligenti di chi afferma questo, visto che nessuno è stato vittima del suo stesso fucile.
Mentre ora vi sono parecchi casi (troppi) di persone così "intelligenti" che si feriscono o uccidono qualcuno semplicemente mentre puliscono l'arma.

La sua semplicità nello smontaggio contribuisce solamente a velocizzare la manovra della pulizia e lubrificazione, i pochi pezzi che compongono l'otturatore limitano molto la rottura degli stessi (quel che non c'è non si rompe), pertanto più sicura e affidabile di un'arma sofisticata composta da numerosi piccoli pezzi che ri rischia pure di perdere.

In guerra non è come al poligono; non si può perdere tempo, vi sono situazioni sempre inprevedibili, dove i soldati possono essere tagliati fuori dal contingente e sotto il fuoco nemico, per questo l'arma deve essere robusta, semplice da smontare senza attrezzi e nello stesso tempo ripulibile velocemente se caduta nel fango, sabbia, neve o semplicemente dover combarrere sotto la pioggia; devono essere giusti anche i giochi fra le parti mobili in modo da non subire inceppamenti in climi più caldi, questo a seconda di dove è stata costruita.




Basti pensare che questi fucili erano in dotazione al nostro Esercito nella prima e nella seconda Guerra Mondiale e hanno sempre funzionato nonostante le condizioni proibitive nelle quali venivano usate: fango, neve, freddo o caldo intensi, cadute e sballottamenti vari; a volte i fucili erano usati come mazze perché i soldati erano rimasti senza munizioni; tutto questo basta abbondantemente per qualificare quest'arma come affidabile e robusta.

Chi vuole documentarsi meglio consulti la pagina su questo sitola al link Storia della Prima Guerra Mondiale.



Questo breve filmato dimostra che il Moschetto Carcano 91 è ancora in grado di sparare in sicurezza nonostante il tempo trascorso.




Funzionamento del Moschetto Carcano 91

Nello spaccato si vede chiaramente il funzionamento del meccanismo di scatto, del carico delle cartucce e dell'otturatore (lo stesso sistema del Fucile Carcano 91 lungo).



Smontaggio dell'otturatore del Moschetto Carcano 91/38





Estrazione

L'operazione di estrazione dell'otturatore è semplicissima.
Per separarlo dal fusto basta tenere premuto il grilletto e arretrare l'otturatore fino ad estrarlo completamente.






Smontaggio parziale ("da campo" per la lubrificazione ordinaria)

Afferrare la parte con il bottone arretrandola di pochi millimetri e nello stesso tempo girarla in senso antiorario rilasciandola subito dopo.
Spingendo l'aletta della sicura in avanti e girandola in senso antiorario si libererà il gruppo percussore completo di molla; questo smontaggio è sufficiente per la pulizia e la lubrificazione del gruppo percussore.



Smontaggio completo (per un'eventuale pulizia più approfondita o sostituzione del percussore)

Afferrare la parte con il bottone arretrandola di pochi millimetri e nello stesso tempo girarla in senso antiorario rilasciandola subito dopo.

A questo punto si preme il nottolino di arresto del bottone e si svita il bottone stesso liberando il pezzo con l'unghia di arresto del percussore.

Spingendo ora in avanti il pezzo della sicura girandolo in senso antiorario e rilasciandolo, si liberano il percussore e la sua molla ottenendo lo smontaggio completo del gruppo percussore e molla.



I tre modelli principali


Carcano 91 lungo in dotazione all'Esercito italiano sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale.



Carcano 91/38 in dotazione ai reparti speciali nella Seconda Guerra Mondiale.






Particolare della baionetta del Carcano 91/38 pieghevole e disinseribile dal fucile.








Il 91/38 per cavalleria ha la baionetta triangolare incernierata direttamente sulla canna ed è ripieghevole per mezzo di un pulsante a scatto; fino al 1959 il Moschetto 91/38 è rimasto in ordinanza alle Forze Armate Italiane e il modello 91/38 cavalleria all'Arma dei Carabinieri.





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