IL FAMOSO CANNONE ANTICARRO PAK 36



Il cannone anticarro Pak 36 venne ideato nel 1925 per l'esercito tedesco e fu costruito a partire dal 1936 dalla Rheinmetal.

Fu il primo cannone concepito per l'azione anticarro.

Inizialmente aveva le ruote in legno a raggi, poi sostituite con quelle in metallo e infine con quelle in gomma piena.

Il Pak 36 fu usato nello stesso anno durante la guerra civile spagnola; poi divenne il capostipite dei cannoni anticarro in molti paesi durante i primi anni della seconda guerra mondiale.

La produzione di questo cannone, inizialmente limitata, esplose quando Hitler salì al potere; fu esportato in Etiopia dove fu usato contro gli italiani, in Italia, nei Paesi Bassi, in Unione Sovietica e in Giappone; venne molto considerato dai tecnici statunitensi perché pari alla loro arma come calibro.




Particolare della culatta e del congegno di sparo; si noti lo spessore della camera di scoppio e la precisione della costruzione.








Particolare delle manovelle di puntamento e del portello di protezione durante il trasporto.








Poteva sparare proiettili esplosividi calibro 36 mm.; il suo scudo era ben inclinato per sviare le pallottole di fucileria.
In assetto di combattimento pesava 328 Kg.
L'alzo poteva essere regolato a -8/+25 gradi; il suo proiettile aveva una velocità alla volata di 750 m/s ed era in grado di perforare 38 mm. di corazzatura a 360 metri.
Il solo proiettile pesava 500 grammi completo della carica di tritolo che esplodeva al suo impatto , completo di bossolo con carica di lancio pesava circa 700 grammi.

Il piccolo calibro di questo cannone era stato studiato ad arte per ottenere più facilmente la penetrazione nell'acciaio degli scudi dei carri armati e nel medesimo momento pesando poco le sue munizioni se ne potevano trasportare in maggior numero migliorando la potenza di fuoco e nello stesso tempo trasmettere meno calore alla canna per avere più continuità di fuoco.



La munizione smontata del cannone anticarro PAK 36










Munizione completa di bossolo e ogiva, si noti la fascia in rame che serve per aderire alle rigature dalla canna senza danneggiarla in quanto l'ogiva è in acciaio.












Il bossolo della munizione in ottone, al cui interno si può notare la sede dell'apparecchio di innesco (ormai esploso).











L'ogiva o proiettile dove si può notare alla sua base il tappo svitabile per il caricamento del tritolo nel suo interno.













Tappo smontato dall'ogiva e a sua volta aperto, dove si può notare l'alloggiamento della carica d'innesco (spoletta) che all'impatto del proiettile provocava l'esplosione dell'ogiva.









Particolare del tappo dove era contenuto l'innesco in cui si può notare, nel suo coperchio, lo spillo di percussione al centro e i due fori laterali che permettevano alla fiammata di andare in contatto con il tritolo contenuto nell'ogiva (all'impatto del proiettile contro l'obiettivo, per inerzia la spoletta compattava con violenza contro lo spillo che ne provocava l'esplosione).


Questo proiettile essendo perforante penetrava nella corazzatura dei carri armati esplodendo subito dopo al loro interno, causando l'anientamento del mezzo e dei suoi occupanti; ma era molto adatto anche solo per arrestare l'avanzata dei carri armati colpendone i gingoli, parte più vulnerabile di questi mezzi.





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