GROTTA DI PUGNETTO

La grotta di Pugnetto è nota fin dal 1800; era frequentata soprattutto da turisti stranieri, in particolare da inglesi.
Siamo in Piemonte, nel complesso delle Alpi Graie, Valli di Lanzo, ai confini del Canavese.

Provenendo da Lanzo si arriva al paese di Funghera.
Poco dopo si trova un bivio, sulla sinistra, che porta a Traves, dal quale si prosegue per Lusiana e poi per Pugnetto, piccola frazione del comune di Mezzenile, ma raggiungibile in auto solo da Traves-Lusiana; è situato a circa 800 metri s.l.m.
Poco prima di giungere nell'abitato, la strada costeggia un torrentello sulla destra, e sulla sinistra una collinetta alla base della quale c'è un pilone votivo: è il punto dove inizia il sentiero che porta alla grotta.
Si può parcheggiare l'auto poco più a monte, in un piccolo spiazzo sulla destra della strada, poi si torna indietro a piedi fino al pilone votivo.

Il sentiero sale in mezzo al bosco in piccoli tornanti, superando un dislivello di un centinaio di metri, finché raggiunge un largo spiazzo sul quale ci si trova davanti una cappella votiva e più a destra una più piccola, dedicata a San Pancrazio.
Sulla destra di quest'ultima c'è l'ingresso della grotta.
Il cancelletto d'accesso, in ferro, dovrebbe essere chiuso con catena e lucchetto, ma nel corso degli anni è stato più volte divelto e risistemato e da una volta all'altra non si sa in quali condizioni lo si possa trovare.


(Clicca sui punti rossi per vedere le foto)

Appena oltre l'ingresso il passaggio non è molto comodo, ma dopo pochi metri si procede agevolmente.
Si prosegue su una traccia ben segnata; durante il percorso vi sono strettoie e diaclasi (fratture della roccia), attraverso le quali si giunge fino ad un primo salone.

Si arriva poi ad un sifone che si supera senza problemi perché quasi sempre asciutto.
Dopo diversi saliscendi si raggiunge un secondo salone e si deve percorrere un tratto con una bella pendenza, dovuta ad una frana a grossi blocchi.

Proseguendo tra continui sali-scendi si oltrepassano alcune piccole sale con accumuli di rocce franate, finché il passaggio si restringe in uno stretto corridoio attraverso il quale si accede ad un altro salone, dove c'è un bivio, subito non facilmente visibile (si nota meglio al ritorno).
Il ramo di sinistra si apre in un salone dal quale a sua volta partono due rami, uno sulla destra, in notevole pendenza, lungo circa 40 metri, e uno sulla sinistra, che si sviluppa per circa 50 di metri e porta ad un più piccolo salone dove è presente un altarino con un cancelletto in ferro, nel quale un tempo c'era una Madonnina.

Si torna indietro fino al bivio del percorso principale e questa volta si prende l'altro ramo (se ci mettiamo con le spalle all'ingresso della grotta, è il ramo di destra); è lungo poco più di un centinaio di metri e con vari sali-scendi raggiunge il terzo salone dove la grotta finisce.
Un tempo al fondo di questo salone c'era un fontanino, ma ora purtroppo non vi è più presenza d'acqua; è rimasto solo un vecchio tubo arrugginito.

Nella grotta sono presenti vene di calcite massiva; nella zona del fontanino le vene sono sottili ma numerose; in alcuni punti vi sono delle litoclasi (cioè fessure della roccia) ricche di bei cristalli di calcite bianca, color avorio, ocra e bruna e c'è ancora anche qualche traccia di piccole stalattiti .
Un tempo questa la grotta era ricca di belle stalattiti, ma ormai sono andate perdute, asportate o semplicemente distrutte da incivili e vandali.

Nel punto più basso della grotta, negli anni '20 era presente un laghetto, poi scomparso.

Sulla via del ritorno, giunti poco prima dell'uscita, guardando bene sulla destra perché difficile da individuare, vi è un altro ramo che porta ad un pozzo; per la sua esplorazione è d'obbligo prestare molta attenzione a quel che si fa; il pozzo è angusto, le pareti sono irregolari, con grosse pietre sporgenti, talvolta instabili; un piede mal messo, un appiglio che manca, una pietra che si stacca, e si finisce giù nel pozzo, con conseguenze facilmente immaginabili.
Sul fondo si apre un piccolo salone, dove si possono ancora notare concrezioni di calcite in piccoli cristalli di forma piramidale; purtroppo anche qui la grotta termina, nonostante vi sia un esiguo passaggio che lascerebbe pensare ad un suo proseguimento verso l'esterno.
Le dimensioni del pertugio consentono il passaggio solo a qualche animale selvatico di piccola taglia: tracce di noccioli di ciliege selvatiche lasciano pensare che qualche piccolo ospite frequenti la grotta.

Dall'ingresso fino al fondo la grotta misura circa 300 metri; se non si vogliono esplorare tutti i cunicoli e pozzi, la visita è fattibile in un paio d'ore, se si esplorano il ramo dell'altarino e il pozzo si allunga il percorso di circa 200 metri e la visita si prolunga di un'oretta in più, anche dato dalle difficoltà maggiori per quanto riguarda la ricerca e la discesa del pozzo.




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Attrezzatura necessaria

Per visitare la grotta è necessario un abbigliamento adeguato e robusto: stivali di gomma al ginocchio, perché in alcuni punti ci sono acqua e fango; indumenti a manica lunga; pantaloni lunghi e naturalmente un casco, perché è facile battere la testa contro rocce e spuntoni (vanno benissimo anche i caschi da cantiere).

Nella grotta è buio pesto, quindi è indispensabile dotarsi di una fonte di luce efficiente, sicura, affidabile.
La migliore è senza dubbio la lampada a carburo sul casco, così da avere un'ottima illuminazione e le mani libere; bisogna portarsi anche dell'acqua e del carburo per la ricarica della lampada.



Per chi lo preferisce, sono valide anche le lampade da speleologo a batteria, sempre sul casco; se si fa questa scelta, è opportuno portare batterie e lampadina di scorta

E' invece sconsigliabile usare pile da tenere in mano, perché le mani è meglio averle libere entrambe.

Sconsigliatissime le pilette di uso comune, perché durano poco e sono poco affidabili come funzionamento; ritrovarsi distanti dall'ingresso, nell'oscurità più totale perché le batterie sono esaurite o la cineseria non funziona più è un'eventualità che può avere drammatiche conseguenze per l'incolumità personale.
Ricordate che non vi basterà un accendino o la lucina del cellulare per ritrovare la via di uscita; piuttosto è meglio avere qualche candela, ma non aspettatevi chissà quale luce; la roccia è scura e "assorbe" la scarsa luce di cui disponete; riuscireste a illuminare solo poco più in là del vostro naso.



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