LA MINIERA DI CHAMOUSIRA
frazione Fenillaz di Brusson-Val d'Ayas (AO)


Quanto riportato in questa pagina è tratto da un documento dell'Archivio di Elio ed Ezio Novascone redatto dall'Ufficio Cave e Miniere di Torino.
Si tratta dell'Elenco delle principali Miniere, Torbiere, Officine Metallurgiche e Mineralmetallurgiche produttive nel 1906; questo documento porta a conoscenza dati molto interessanti della miniera valdostana Chamousira a Fenillaz, frazione del comune di Brusson in Val d'Ayas.





Relazioni dell'Ufficio Cave e Miniere di Torino del 1906

Per quanto si parla dei minerali d'oro e dei loro giacimenti in Italia si descrive quanto segue:

Intanto il fatto si è che sopra i 12 permessi per la ricerca dell'oro in vigore alla fine del 1906 solo due di essi furono lavorati seriamente, cioè la Testa di Comagna e Fenillaz, fra loro confinanti e siti in comune di Brusson, appartenenti alla "The Evancon Gold Mining Co. Ltd"


Nella miniera di ,Fenillaz ove si spesero nel 1906 cica lire 110.000 in sola mano d'opera, si lavora pure un filone quarzoso, dalla cui peculiare mineralizzazione fu dettagliatamente parlato nelle relazioni degli anni 1903 - 1904 - 1905.



A complemento delle suddette notizie si deve ora far sapere che verso la fine del 1905 quest'ufficio per la prima volta potè accertarsi dellla presenza nel filone di Fenillaz di un punto ricco, contenente cioè l'oro in notevoli proporzioni ben visibili ad occhio nudo; e dopo simile costatazione esso si affrettò a far dare dal prefetto di Torino alla società esercente tutte le occorrenti prescrizioni perché dai funzionari dell'ufficio potesse essere ben controllata la eventuale presenza d'oro nel filone.
Senza ciò sarebbe stato assolutamente impossibile allo scrivente farsi un esatto concetto della natura e ricchezza di quel giacimento, e procedere con cognizione di causa agli incombenti relativi alla domanda di dichiarazione di scoperta, essendo che il filone, salvo nei rari punti in cui l'oro è in esso ben visibile ad occhio, appare come se fosse del tutto sterile, per quanta cura si ponga nella presa dei campioni.

Oltre a ciò siccome l'ufficio aveva rilevato come non si usasse tenere nei registri della miniera né del peso, né del tenore del minerale ricco (cioè con oro visibile ad occhio) alla fine del mese alle batterie, e come neppure si conoscesse esattamente il tenore del minerale senza oro visibile mensilmente trattato, così furono date le opportune istruzioni a quel Direttore per potere venire a conoscenza dei suddetti importanti elementi.


Dal 9 ottobre al 18 luglio 1906 i funzionari di questo ufficio fecero ben 7 visite alla miniera allo scopo di riconoscere la ricchezza in oro dei diversi punti del filone ove man mano i lavori scoprivano il prezioso metallo.






Seguono a questo punto ben 7 capitoli dove viene descritto nei minimi particolari il risultato delle 7 visite dei funzionari per determinare la reale resa in oro giacente nella miniera di Fenillaz.
Capitoli dei quali riporto solamente il quantitativo di materiale quarzoso con presenza di oro, le varie stime fatte dall'Ufficio cave e miniere di Torino e i costi sostenuti per ogni tonnellata di materiale scavato più i costi sostenuti per la costruzione degli impianti per la coltivazione di questo complesso minerario.

Le stime fatte al giorno d'oggi sulla produzione d'oro puro nella miniera di Chamousira se confrontate con i controlli fatti dall'Ufficio minerario di Torino nel 1906 non sono reali, in quanto la stima di 4 tonnellate non si intende in resa in oro puro della miniera, ma è il quantitativo totale di "materiale ricco" scavato (per materiale ricco si intende la quantità di quarzo con presenza d'oro in piccole scagliette o mosche, agglomerati in filini che in seguito verrà estratto nelle laverie).




Una precisazione; cosa si intende per pepita o ORO ETICO

Per ORO ETICO si intende quell'oro recuperato senza mezzi invasivi come l'uso di scavi con esplosivi, trivellazioni, pompe, frantoi o agenti chimici per la sua separazione dal materiale sterile (ganga).
Pertanto la ricerca di questo oro si fa puramente con precipitazione gravimetrica usando scalette in legno o piatto (Batea), rispettando sia l'ambiente, le comunità locali e la fauna.
L'oro cavato in miniera o lavorando i fanghi con mercurio o altre sostanze chimiche non è assolutamente Oro Etico.



Molte volte vengono erroneamente chiamate PEPITE gli agglomerati d'oro filamentosi con matrice quarzosa come quelli rinvenuti nella miniera di Fenillaz; invece le pepite sono di norma concentrare solamente nei corsi d'acqua e non hanno nessuna matrice quarzosa perché già frantumata dall'azione di rotolamento nell'acqua stessa, pertanto si presentano strutturalmente in diverse forme alche infinitesimali, ma sempre compatte e non filamentose; questa a fianco è una vera pepita d'oro.



La più grande pepita d'oro mai trovata fu la Welcome Stranger, rinvenuta nel 1869 a Moliagul (Victoria, Australia) da John Deason e Richard Oates.
Pesava 71,04 kg netti (foto d'epoca a fianco).






Per quanto riguarda la concentrazione in percentuale di grammi d'oro per Kg. di quarzo aurifero è totalmente errata; la quantità d'oro ricavato si intende per tonnellata di quarzo aurifero e lo dimostra l'analisi fatta dall'ufficio minerario di Torino calcolata in media come si vedrà di seguito e solamente in g. 12 per tonnellata di materiale ricco e non 60 g. addirittura ogni Kg. di quarzo aurifero.

Se realmente fosse, come qualcuno afferma, che il quantitativo d'oro cavato dalla miniera di Chamousira corrisponderebbe a 4 tonnellate, si sarebbe cavato più oro che nel Klondike, ma la realtà è ben diversa.

Questo non per demonizzare le miniere d'oro delle Alpi, ma per non cadere in errori, che poi come sempre si amplificano di bocca in bocca man mano che il tempo passa, travisando la verità storica solamente per strumentalizzazione a scopo speculativo.

Stando ai calcoli qui di seguito il materiale ricco è stato di tonnellate 5,130 visto che l'apporto d'oro reale è di un massimo di 12 g. per tonnellata, in tutto si sono ricavati poco più di 60 Kg. di oro puro.

Di seguito il quantitativo in Kg. di quarzo aurifero (non di oro) estratto dalla miniera:




Dal gradino C furono veduti estrarre:
chili 1 il 13 dicembre 1905
chili 178 nei giorni 5. 8, 10, 11, 13, 16 gennaio 1906
chili 93 il 3, 14, 15, 18 luglio 1906
Totale chili 271

Dal gradino EE venne constatata l'estrazione di:
chili 80 il 20 ottobre 1905
chili 20 il 28 novembre 1905
chili 70 il 13 dicembre 1905
chili 6 il 5 gennaio 1906
Totale chili 176

Da tutti gli altri 11 cantieri non si videro estrarre in 9 mesi più di chili 81 di quarzo aurifero.
In complesso il minerale con oro visibile di cui fu potuto verificarne la esistenza nel sotterraneo, salì dal 9 ottobre 1905 al luglio 1906 a
chili 528,5

Oltre ai suddetti Kg. 528,5 furono dalla Direzione della miniera denunziati nel suddetto periodo di tempo altri 1.100,5 di quarzo aurifero, dei quali 463,5 proveniente dai gradini EE e C (di cui, causa alcuni malintesi avvenuti, non fu possibile a questo Ufficio verificarne l'estrazione) e Kg. 637 stati trovati all'atto della cernita, per i quali sarebbe stato assolutamente impossibile esercitare qualsiasi controllo.

In complesso sopra i Kg. 1.629 di minerale con oro visibile stati bonificati dal direttore della miniera, dal, 9 ottobre 1905 al 18 luglio 1906, oltre la metà, cioè Kg. 919 furono dichiarati provenienti dai due cantieri C ed EE ora esausti.

Intorno al valore di detto minerale ricco con oro visibile, nonchè di quello senza oro visibile, si crede sufficiente trascrivere qui quanto fu detto nel verbale di dichiarazione di scoperta:

Secondo il concetto personale dello scrivente il valore di tutto il minerale ricco denunziato dall'ottobre scorso a tutt'oggi, salirebbe a un costo di estrazoione di lire 181.515.
Dividendo tale valore per 5,130 tonnellate di minerale estratto dall'ottobre a tutt'oggi si ha la cifra tonda di Lire 35 di costo per tonnellata, che rappresenterebbe il valore medio, lordo della tonnellata di minerale estratto, supposto che esso non contenesse altro oro al di fuori di quello veduto nei 1.656 Kg. di minerale con oro nativo presente.

Si avrebbe un contenuto minimo medio di poco inferiore dei g. 12 di oro alla tonnellata, il quale potrebbe forse coprire a malapena le spese di esercizio, ma non certo gli interessi e l'ammortamento del capitale investito nella miniera e nello stabilimento di Torretta.

Per completare le precedenti notizie, che possono avere un certo interesse stante la eccezionale natura del giacimento di Fenillaz, si riporterà l'analisi del costo di una tonnellata di minerale scavato in gradini durante l'anno 1905.

Mano d'opera............................................................................................L. 6,60
Esplodenti...................................................................................................." 2,90
Olio, legnami, e diversi............................................................................." 2,30
Lavori di ricerca e preparazione..........................................................." 8,56
Trasporti interni......................................................................................." 2,31
Trasporti esterni, funicolare, carri......................................................" 2,10
Spese generali in Italia, escluso l'interesse del capitale................" 9,23
Parziale........................................................................................................." 34,00
Trattamento alle batterie......................................................................." 3,05
TOTALE......................................................................................................." 37,05

Il capitale fin qui impiegato dalla Società The Gold Mining C0. Ltd. nella miniera di Fenillaz per lavori e impianti fu di lire 220.000, e quello occorso per la costruzione dell'officina metallurgica dell'Arcesa fu di lire 707,054 dipartita come segue:

Fabbricati............................................................................................L. 166.800,26
Batteria e relativi apparecchi........................................................" 146.715,22
Canale per la condotta d'acqua ...................................................." 81.067,49
Condotta forzata.............................................................................." 100.264,78
Turbine e generatori......................................................................." 160.264,78
TOTALE............................................................................................." 707.054,66

In totale dunque lire 927.000 il cui interesse ed ammortamento, ove fosse calcolato al 10 per cento, graverebbero sulla tonnellata di minerale di circa lire 14, supponendo che la produzione si mantenga nelle proporzioni dell'ultimo anno, cioè tonn. 6.543.

Per poter dunque fare assegnamento sopra un beneficio occorre che nelle condizioni sovraindicate la resa media di minerale sia di oltre 17 grammi d'oro per tonnellata, mentre che dalle constatazioni accuratamente state fatte dall'ufficio, durante un periodo ritenuto dal sottoscritto eccezionalmente favorevole della miniera, sarebbe risultato che la ricchezza del minerale non arriva che a 13 o 14 grammi.

Se poi si considera come la parte più ricca del giacimento sia quella più prossima alla superficie, tanto che, come si disse, per ottenere un chilo di minerale ricco si sono sin qui dovuti scavare metri quadrati 3 e mezzo di filone nei tre livelli superiori e metri quadrati 32 nei 4 livelli inferiori, e se si vuol dare qualche valore alle analisi di campioni stati preparati e presi dallo stesso Direttore della miniera per rappresentare la ricchezza media di circa tonnellate 1600 di minerale senza oro visibile stato passato in tre mesi alle batterie, si comprende come lo scrivente non avrebbe potuto pronunciarsi molto favorevolmente, qualora gli fosse stato domandato a seguito delle fatte constatazioni in contradditorio all'interessato, se la miniera potrà dare vita a una proficua lavorazione.

E' però doveroso per chi scrive far conoscere come il Direttore della miniera, basatosi sui risultati avuti colle batterie, ha potuto assicurare come la ricchezza del filone sia in media superiore a quella risultante dalle suddette cifre, tanto che la miniera avrebbe dato dal dicembre 1903 a tutto giugno 1906 un beneficio di lire 618.771,84, escluso il capitale investito nell'acquisto della miniera, ed in impianti, ed il relativo interesse.


Alcuni cenni sui sondaggi della miniera di Testa di Comagna

A testa di Comagna si spesero lire 6.840 in mano d'opera, ed ivi si esplorò un filone quarzoso di spaccatura della potenza di circa m.1, diretto N 45° E con pendenza di 70° ad 80° NO.
Il quarzo si presentava di colore rossastro, mineralizzato qua e là con limonite e cristalli di pirite che talvolta arrivava al 7 per cento della massa.
L'oro non sarebbe contenuto nella pirite, e neppure, così disse il direttore signor ing. Goddard nel settembre del 1905 all'ing. Ricci di quest'ufficio, si troverebbe nel quarzo allo stato visibile come a Fenillaz, bensì esso sarebbe diffuso nel filone in particelle minutissime invisibili ad occhio nudo.
Da una relazione presentata verso la metà dello scorso anno dal predetto direttore a questo ufficio, si rileva, che il tenore medio dei campioni accuratamente presi tagliando traversalmente in più punti il filone, fu per il mese di aprile di g.4,89 la tonnellata.


Le esplorazioni e i sondaggi fatti in questa miniera risultarono troppo scarsi per poter definire proficuo il proseguimento e venne abbandonata l'idea della sua coltivazione poco dopo la sua scoperta.

Conclusioni sulla scarsissima rendita delle miniere d'oro in Italia.

Sempre sul documento originale redatto dall'Ufficio cave e miniere di Torino nel 1906 si legge quanto segue:

Se poi si considera che nelle miniere d'0ro, causa la durezza della roccia e l'esiguità dei filoni, come per esempio nella miniera di Fenillaz, la mano d'opera rappresenta circa la metà del costo di una tonnellata di minerale, all'infuori però dell'interesse e ed ammortamento del capitale, facile a convincersi come la perdita subita dal 1860 al 1904 dai coltivatori di miniere d'oro delle alpi per la sola estrazione del minerale eguagliò presso a poco il valore totale del minerale stesso, cioè circa 17 milioni in cifra tonda.

E se si considera poi il capitale impiegato per scoprire e preparare le 19 miniere d'oro state concesse dal 1860 al 1904, e il capitale investito in macchine e impianti metallurgici si arriva facilmente ad una spesa totale superiore ai 38 milioni stata fatta in 45 anni per ottenere un prodotto di soli 17 milioni d'oro.
Il altre parole la ricerca dell'oro in Piemonte rappresenta dal 1860 ad oggi una vera perdita di oltre 20 milioni,senza calcolare i capitali spesi in ricerche infruttuose nei numerosissimi permessi d'oro, ed i premi stati pagati dai capitalisti ai primitivi concessionari per venire al possesso delle 19 suddette miniere, che oggidì sono tutte improduttive e che non potranno essere rimesse in vita senza il rischio di nuovi ed ingenti capitali.

E' poi da notare che la massima parte dei 40 circa milioni stati investiti dal 1860 ad oggi nelle miniere d'oro di questo distretto sono di provenienza estera e con essi si diede in media lavoro ad oltre 600 operai per circa mezzo secolo; ma questa non sembra una buona ragione perchè non si abbia a far bene conoscere al pubblico quanto grande sia il rischio presentato dall'impiego di capitali nelle miniere d'oro delle alpi, tanto più che l'esperienza insegna come di regola i giacimenti auriferi si impoveriscono man mano che i lavori si allontanano dalla superficie, mentre che aumentano le spese di coltivazione.






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