ALLA RICERCA DELL'ORO ETICO
nei torrenti e nei fiumi


Per ORO ETICO si intende quell'oro recuperato senza mezzi invasivi come l'uso di scavi con esplosivi, trivellazioni, pompe, frantoi o agenti chimici per la sua separazione dal materiale sterile (ganga).
Pertanto la ricerca di questo oro si fa puramente con precipitazione gravimetrica usando la Scaletta in legno e il Piatto (Batea), rispettando l'ambiente, le comunità locali e la fauna.
L'oro cavato in miniera o lavorando i fanghi con mercurio o altre sostanze chimiche non è assolutamente Oro Etico e oltre la ricchezza di qualcuno ha sempre portato squilibrii a volte irrimediabili alla natura e ai cavatori stessi.




Come si è depositato l'oro tra le ghiaie dei torrenti

Nell'era glaciale il territorio era ricoperto da enormi ghiacciai che lentamente scorrendo verso valle tritavano il quarzo e le piriti aurifere presenti sui fianchi e sotto i ghiacciai stessi.
Quando questi ghiacciai si disciolsero e al loro posto cominciarono a scorrere i torrenti, le acque di questi ultimi erodendo le sponde trasportarono a valle le piccole pepite d'oro che rimasero prigioniere nelle ghiaie.


La presenza di un substrato di argille impedì a queste pepite di sprofondare ulteriormente, anche se la continua azione abrasiva del materiale pietroso rese queste pepite molto piccole (a volte solamente polvere).
Il loro ritrovamento è possibile perchè l'oro ha un peso specifico molto superiore a quello della sabbia e delle ghiaie.
Quindi là dove il torrente presenta delle curve, all'interno di queste ultime dove la corrente è più lenta, l'oro si deposita nelle ghiaie e lì rimane prigioniero.
Proprio in questi punti del torrente il cercatore con gli attrezzi che ora vedremo cattura questo prezioso metallo.

La pesca dell'Oro nel torrente Orco (Canavese)


La ricerca dell'oro nel torrente Orco in Canavese (Piemonte), è mestiere antichissimo ed ha radici secolari.
Già nel Medio Evo vi erano cercatori che setacciavano le ghiaie del torrente alla ricerca delle preziose pepite d'oro.
Anche i contadini che abitavano le sponde di questo torrente, durante l'inverno, quando non lavoravano più nei campi, in attesa della nuova stagione agricola si dedicavano sia al lavoro in miniera, sia alla ricerca dell'oro nelle acque dell'Orco, per dare un ulteriore contributo al sostentamento delle loro famiglie.
A fianco l'Associazione alla quale ero iscritto.


Naturalmente all'inizio del '900 e fino ai primi anni '70 l'oro era molto più abbondante nei torrenti, in quei tempi lontani il torrente era così ricco di sabbie aurifere, che nel dialetto locale veniva chiamato "èva d'or" cioè "acqua d'oro".
Anch'io ho voluto ripercorrere e sperimentare lo stesso mestiere e devo dire che ho anche ottenuto buoni risultati; certo non ho trovato oro a palate, ma non posso lamentarmi.

La ricerca dell'oro non è mestiere facile o di riposo, anzi è faticosissimo; per ottenerne un grammo bisogna spostare e passare alla scaletta circa una tonnellata di ghiaia dopo averla setacciata per ottenere una pezzatura non superiore al centimetro.
L'inverno è la stagione più propizia perché l'abbassamento delle acque scopre le zone con maggior riporto del metallo prezioso e si suda molto meno.
Anche la portata d'acqua è più costante e permette un miglior funzionamento della scaletta; l'oro trattenuto nelle sue fessure necessita poi di un'ulteriore pulizia dalle impurità, come magnetite, granati e piombo, anche quello perso dai pescatori o cacciatori, essendo questi minerali pesanti rimangono pure loro intrappolati nelle scanalature della scaletta.
Come ho già detto prima tra il freddo e la fatica nello spostamento di sassi e ghiaia questo mestiere è faticosissimo, ma la fatica viene ripagata non solo dal bottino, anche se scarsissimo, ma piuttosto dal vivere al contatto con la natura selvaggia; ci si sente come i vecchi pionieri del West.
Questo tempra l'uomo alla fatica e alla solitudine, due condizioni che ne fanno un pioniere, libero e rafforzato nello spirito.

LA FAMOSA SCALETTA

Questa ricerca è sempre stata fatta con mezzi autocostruiti e di fattura semplice; il materiale usato era il legno di abete o di faggio, con il quale venivano costruiti la scaletta e il piatto o "batéa".
Questi erano gli attrezzi principali con i quali si ricercavano le piccole pepite d'oro.



La scaletta nella fotografia è la mia scaletta autocostruita su modello americano, l'ho studiata in modo che fossero possibili le varie regolazioni sulla pendenza sempre variabile nei torrenti e nello stesso contenesse anche la tramoggia rimovibile e sovrapponibile in modo da essere spallabile per il suo trasporto in luoghi impervi; è leggermente a forma conica in modo da rallentare maggiormente il flusso dell'acqua, dando ancora di più la possibilità all'oro di fermarsi.






A fianco la scaletta montata con la batea, la zappetta, il setaccio e il bugliolo rigorosamente nero; unici strumenti che possono essere usati per la pesca dell'oro, in quanto le Leggi vigenti non consentono l'uso di pompe o attrezzi meccanici per la ricerca dilettantistica.





La scaletta è composta da un asse della lunghezza di sessanta centimetri e largo trenta centimetri; in questo asse sono ricavate fino a 10 scanalature nel senso della sua larghezza, larghe tre centimetri e profonde un centimetro; questo perché la ghiaia non possa incastrarsi e creare falsi turbini.

A riguardo di questo, nel disegno a fianco si può vedere che le scanalature sono leggermente svasate a monte della scaletta, questo per impedire la perdita dell'oro a causa del turbine che potrebbe causare una scanalatura dritta.


Naturalmente ai bordi di quest'asse nel senso della sua lunghezza sono sistemate due piccole sponde sempre in legno alte cinque centimetri, questo per impedire la perdita del materiale prezioso lungo i suoi lati.
Se l'apporto dell'acqua è giusto l'oro non supererà la terza scanalatura.

Il sistema di ricerca con la scaletta
l'autore all'opera nel torrente Orco



La prima operazione è quella di spostare i sassi grossi per mettere a nudo la ghiaia sottostante e questo forse è il lavoro più faticoso.






Poi trovata la ghiaia la quale deve essere asciutta in modo da non perdere le eventuali piccole pepite durante la setacciatura (se bagnata rimarrebbero incollate al materiale di scarto della setacciatura), si procede con la vagliatura della ghiaia.





Il setaccio deve avere la rete non superiore un centimetro di lato, altrimenti il passaggio della ghiaia di misura superiore al centimetro comprometterebbe il lavoro svolto dalle scanalature, rovinando anche i bordi delle scanalature stesse.



La sistemazione della scaletta per il suo funzionamento



Questa scaletta va sistemata in prossimità di una piccola cascatella direttamente nel torrente, in modo che l'acqua scorra nel suo interno non violentemente, ma costantemente e senza creare turbini.





Una volta messa la ghiaia sulla tramoggia della scaletta con la mano delicatamente e poco per volta si fa cadere la ghiaia sulla scaletta.
La ghiaia verrà immediatamente trasportata dall'acqua lungo la scaletta e comincerà a riempire le scanalature; se vi è presenza di oro questo essendo di peso specifico maggiore della ghiaia rimarrà intrappolato nelle scanalature.
A questo punto bisogna lasciare che l'acqua lavorando porti via lentamente la ghiaia prima di far cadere un'altra manciata di ghiaia sulla scaletta.
L'operazione per vedere se si è depositato oro è delicata NON bisogna mai mettere le dita nelle scanalature mentre l'acqua sta lavorando sulla scaletta, si perderebbe molta parte dell'oro, questo perché si genererebbe un turbinio violento.
Se si vuole vedere l'apporto di oro presente durante la lavorazione, per spostare eventuale materiale pesante come piombo, ematite, magnetite o granati che impediscono di vedere l'oro già depositato si deve usare un filo di ferro o un oggetto di diametro molto piccolo e con molta delicatezza.
Prima di togliere la scaletta dall'acqua se non si vuole perdere tutto l'oro raccolto si deve sempre interrompere il flusso d'acqua e non inclinare mai la scaletta, ma alzarla orizzontalmente sempre co molta delicatezza.

Per recuperare il materiale che si è intrappolato nella scaletta si mette questa in piedi e leggermente inclinata dentro il bugliolo e si versa delicatamente dell'acqua con una brocca fino a quando tutte le scanalature saranno vuote; procedere a un ulteriore controllo delle scanalature prima di riporre la scaletta.
Il materiale raccolto nel bugliolo se contiene troppo materiale di scarto si può fare una prima cernita con una calamita che attirerà l'ematite e la magnetite, questo permetterà di dover fare troppo lavoro con la Batea.
Le varie lavorazioni compresa questa devono sempre essere fatte con il materiale immerso in acqua se non si vuole perdere il metallo prezioso

LA BATEA
pulitura finale del materiale raccolto con la scaletta

Si tratta di un piatto in legno del diametro di quaranta centimetri di forma concava recante al centro una piccola depressione del diametro di due centimetri profonda un centimetro; in questa piccola depressione rimarrà imprigionato l'oro grazie al suo peso specifico più alto rispetto appunto agli altri minerali presenti in quasi tutti i fiumi come, i granati, l'ematite, la magnetite o la galena (piombo).


La batéa ora è fabbricata in plastica e al posto della depressione nel centro, come trappola ha delle scanalature circolari che occupano parte della sua corconferenza; un'importanza fondamentale è il colore del piatto, sia esso in legno o in plastica va rigorosamente nero, questo per facilitare la visione dell'oro che essendo giallo spicca bene sul colore scuro.
La pulitura si effettua mettendo nella batéa il ricavato ottenuto con la lavorazione della ghiaia nella scaletta.
Poi si immerge nell'acqua la batéa in modo da tenerne i bordi a pelo d'acqua, imprimendo nel contempo un moto rotatorio veloce, in modo che l'eventuale oro si raduni al centro della batea e il materiale non aurifero si fa scaricare inclinando appena la batea.

L'ulteriore separazione da eventuali metalli pesanti o granati rimasti viene eseguita a casa, con l'ausilio di una lente di ingrandimento e di un foglio di carta nero, dove l'oro brillantissimo spicca con maggior evidenza; la più semplice da togliere è l'ematite o la magnetite, basta una calamita, per i granati uno stecchino e tanta pazienza.

Ed ecco il risultato di parecchie ore di lavoro



Il lavoro dura parecchie ore perchè bisogna passare più ghiaia possibile.
Anche durante l'uso della scaletta, come già per la batéa, insieme all'oro rimangono prigionieri anche gli altri minerali pesanti, come i già citati piombo, ematite e granati.




Un buon rendimento si ottiene quando su una tonnellata di ghiaia si ricava due o tre grammi d'oro, oppure una pepita come questa a fianco.

Si avete capito bene, due tre grammi d'oro per una tonnellata di ghiaia è un ottimo risultato; il lavoro del cercatore d'oro è chiaramente pesante e a volte non viene premiato per nulla oppure il ricavato è così scarso che non ripaga tutta la fatica fatta.

Perchè tanta fatica?

La vita all'aria aperta a contatto con la natura ripaga ampiamente il grande impegno necessario, se poi si riesce a catturare qualche piccola pepita da mettere in collezione si ha davvero una grandissima soddisfazione.
In ogni caso questo mestiere ormai è diventato un gioco, il risultato è di certo scarso, però tempra alla fatica; si può definire come la ricerca di un ago nel pagliaio.
Oggi praticato solo a livello hobbistico, viene fatto nei mesi invernali perché le acque dei torrenti sono limpide e hanno uno scorrimento lento per via che in montagna gela e l'apporto di acqua verso la pianura è più scarso.
In questo modo vengono alla luce zone più ampie di ghiaie dove poter cercare i punti giusti che, come ripeto, si trovano all'interno delle curve del torrente, dove la minor velocità delle acque ha facilitato il deposito del metallo prezioso.
Poi, cosa molto importante, la ghiaia deve essere asciutta, altrimenti nella setacciatura vengono perse le pepite che rimangono attaccate ai sassi di scarto; ecco perché si utilizza la ghiaia di quella parte del greto del torrente che è asciutto.
Certo che non si ha tempo di aver freddo mentre si scava e si setaccia, il freddo comincia a farsi sentire solo durante la lavorazione alla scaletta, quando le mani intorpidite dalla bassa temperatura dell'acqua e la posizione ferma contribuiscono a raggelare tutto il corpo.
Ma questa è la vita del cercatore intrepido, ed è come ritornare indietro nel tempo aprendo la fantasia e immaginando i cercatori del West.



Curiosità ormai storiche

Vi erano alcune usanze di cui ormai si è persa anche la memoria, che regolamentavano il rispetto reciproco dei cercatori d'oro.
Quando un cercatore d'oro trovava un posto buono e voleva proseguire la ricerca nei giorni successivi, costruiva con sassi un ometto ben visibile sul posto di ricerca.
Questo voleva appunto dire che il posto era già scelto, gli altri cercatori rispettavano questo segnale sia per onestà sia perchè sarebbero nate contese non indifferenti, proprio come capitava in America durante la corsa all'oro.
Personalmente ho assistito e partecipato a liti furibonde per questi motivi, ora ne rido, ma allora era una cosa seria che degenerava a volte in botte da orbi.
Però tra cercatori in ogni caso vi era molta solidarietà, se si aveva bisogno, o se si era in pericolo, indistintamente tutti aiutavano un compagno in difficoltà.
Un paradosso, direte; no, questa era l'etica del cercatore, una specie di codice d'onore della categoria.
Mi reputo fortunato di aver vissuto quei tempi, ho imparato molto e vi garantisco che mi sono divertito veramente.
E' un tempo che sembra ora molto lontano, ma in realtà sono passati pochi decenni; a volte bisognerebbe ritornare con la mente a quel periodo, non fosse altro che per capire una parte delle nostre radici.
Certi metodi della ricerca dell'oro in Italia a partire dalla fine dell'800 sono frutto di esperienze importate da alcuni nostri connazionali emigrati in America per cercar fortuna.
Ho avuto l'occasione di incontrare questi intrepidi cercatori, ancora pochi decenni fa nel greto del torrente a cercar oro e dai quali ho imparato altri sistemi usati in America.
Infatti dopo aver vissuto per anni lontano dall'Italia, alcuni sono tornati e hanno portato questo antico mestiere arricchito con nuove tecnologie di ricerca.
Non si sa il perchè ma all'ovest di tutte le nazioni è presente in maggior quantità l'oro; capita in America come in Italia e infatti anche qui i torrenti con maggior apporto di oro sono proprio in Piemonte e Valle d'Aosta.
Sono misteri che forse non verranno mai svelati, ma forse questo fa parte del segreto della natura.
Vi auguro di provare anche voi queste emozioni, anche se sarà cosa dura e non sempre ripagata.
Però sarà un'esperienza che potrà servirvi per capire meglio una parte di storia ormai quasi dimenticata.



COSA RENDE OGGI DIFFICOLTOSA LA RICERCA DELL'ORO
1993 Alluvione nel Canavese (TO)

Dopo le grandi alluvioni che si sono susseguite in Piemonte e specialmente nel Canavese, la situazione è molto peggiorata e l'oro inesorabilmente è stato trasportato a valle e seppellito sotto molti metri di sabbia; questo ne impedisce il ritrovamento perchè sarebbe impensabile scavare metri e metri di sabbia senza sapere se si sta scavando in un punto nel quale poi si potrebbe trovare qualcosa.
Non basteranno 50 anni perchè le ghiaie aurifere si presentino ancora in superficie.

Infatti nel 1993 il torrente Orco ruppe gli argini per l'ennesima volta e forse la più peggiore provocò un'enorme alluvione nel Canavese che, non solo fece morti fra le persone compresi alcuni Vigili del Fuoco, ma anche molti animali, distrusse ponti, strade, ferrovie, opere idriche e case.
Il letto del torremte si allargò più di 150 metri e un'enorme quantità di sabbia e detriti di ogni tipo si depositò sulle sue sponde.
Da allora la ricerca dell'oro finì per il motivo che vennero coperte le sponde da metri di sabbia e non essendoci più la presenza di ghiaia aurifera in superficie rende impossibile la ricerca; ci vorranno decenni prima che si ripresenti la possibilità di vedere ancora qualche piccola pepita d'oro.
Nel filmato qui sotto è documentata la tragedia dell'esondazione del torrente Orco.







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