ALLA RICERCA DELL'ORO
La ricerca dell’oro nel torrente Orco in Canavese (Piemonte), è mestiere antichissimo ed ha radici secolari.
Già nel Medio Evo vi erano cercatori che setacciavano le ghiaie del torrente alla ricerca delle preziose pagliuzze d'oro.
Anche i contadini che abitavano le sponde di questo torrente, durante l'inverno, quando non lavoravano più nei campi, in attesa della nuova stagione agricola si dedicavano sia al lavoro in miniera, sia alla ricerca dell’oro nelle acque dell'Orco, per dare un ulteriore contributo al sostentamento delle loro famiglie.
In quei tempi lontani il torrente era così ricco di sabbie aurifere, che nel dialetto locale veniva chiamato "èva d'or" cioè "acqua d'oro".
Anch'io ho voluto ripercorrere e sperimentare lo stesso mestiere e devo dire che ho anche ottenuto buoni risultati; certo non ho trovato oro a palate; solo alcune pagliuzze, visto che oramai di oro ce n'è rimasto davvero pochissimo, o per meglio dire...quasi nulla!

La ricerca dell’oro non è mestiere facile, anzi è faticosissimo; per ottenerne un grammo bisogna spostare e passare alla scaletta circa una tonnellata di pietre e ghiaia.
L’inverno è la stagione più propizia perché l’abbassamento delle acque scopre le zone con maggior riporto del metallo prezioso.
Anche la portata d’acqua è più costante e permette un miglior funzionamento della scaletta; l’oro trattenuto nelle sue fessure necessita poi di un'ulteriore pulizia dalle impurità, come magnetite, granati e piombo, anche quello perso dai pescatori.
Essendo questi minerali pesanti rimangono pure loro intrappolati nelle scanalature della scaletta.
Questa cernita viene eseguita a casa, con l’ausilio di una lente di ingrandimento e di un foglio di carta nero, dove l’oro brillantissimo spicca con maggior evidenza.

Come ho già detto prima tra il freddo e la fatica nello spostamento di sassi e ghiaia questo mestiere è faticosissimo, ma questa fatica viene ripagata non solo dal bottino, anche se scarsissimo, ma piuttosto dal vivere al contatto con la natura selvaggia; ci si sente come i vecchi pionieri del West.
Questo tempra l’uomo alla fatica e alla solitudine, due condizioni che ne fanno un pioniere, libero e rafforzato nello spirito.

Questa ricerca è sempre stata fatta con mezzi autocostruiti e di fattura semplice; il materiale usato era il legno di abete o di faggio, con il quale venivano costruiti la scaletta e il piatto o "batéa".
Questi erano gli attrezzi principali con i quali si ricercavano le piccole pagliuzze d'oro.
Nell'era glaciale il territorio era ricoperto da enormi ghiacciai che lentamente scorrendo verso valle tritavano il quarzo e le piriti aurifere presenti sui fianchi e sotto i ghiacciai stessi.
Quando questi ghiacciai si disciolsero e al loro posto cominciarono a scorrere i torrenti, le acque di questi ultimi erodendo le sponde trasportarono a valle le piccole pagliuzze d'oro che rimasero prigioniere nelle ghiaie.
La presenza di un substrato di argille impedì a queste pagliuzze di sprofondare ulteriormente, anche se la continua azione abrasiva del materiale pietroso rese queste pagliuzze molto piccole (a volte solamente polvere).
Il loro ritrovamento era possibile perchè l'oro ha un peso specifico molto superiore a quello della sabbia e delle ghiaie.
Quindi là dove il torrente presenta delle curve, all'interno di queste ultime dove la corrente è più lenta, l'oro si deposita nelle ghiaie e lì rimane prigioniero.
Proprio in questi punti del torrente il cercatore con gli attrezzi che ora vedremo cattura questo prezioso metallo.

Il sondaggio per vedere se il torrente ha trasportato le pagliuzze d'oro si effettua con la batéa; si tratta di un piatto in legno del diametro di quaranta centimetri di forma concava recante al centro una piccola depressione del diametro di due centimetri profonda un centimetro; in questa piccola depressione rimarrà imprigionato l'oro grazie al suo peso specifico alto rispetto appunto alla ghiaia.
La batéa ora è fabbricata in plastica e al posto della depressione nel centro, come trappola ha delle scanalature circolari; un'importanza fondamentale è il colore del piatto, sia esso in legno o in plastica va rigorosamente nero, questo per facilitare la visione dell'oro che essendo giallo spicca bene sul colore scuro.
La ricerca si effettua mettendo nella batéa qualche manciata di ghiaia, naturalmente precedentemente setacciata in modo da selezionare solamente il materiale inferiore a un centimetro di diametro.
Poi si immerge nell'acqua la batéa in modo da tenerne i bordi a pelo d'acqua, imprimendo nel contempo un moto ondeggiante.
Naturalmente insieme all'oro rimangono prigionieri anche altri minerali pesanti, come il piombo, l'ematite e i granati, tutti presenti nei torrenti per lo stesso motivo per cui è presente l'oro.
Se questo assaggio è positivo, cioè se si nota la presenza del metallo prezioso, allora si può usare un sistema più efficiente per ricercare le pagliuzze e cioè la scaletta con le trappole.

La scaletta è composta da un asse della lunghezza di sessanta centimetri e largo trenta centimetri; in questo asse sono ricavate cinque o sei scanalature nel senso della sua larghezza, larghe tre centimetri e profonde un centimetro.
Naturalmente ai bordi di quest'asse nel senso della sua lunghezza sono sistemate due piccole sponde sempre in legno alte cinque centimetri, questo per impedire la perdita del materiale prezioso lungo i suoi lati.

Questa scaletta va sistemata in prossimità di una piccola cascatella direttamente nel torrente, in modo che l'acqua scorra nel suo interno non violentemente, ma costantemente e senza creare turbini.
Sistemata la scaletta si procede come per la ricerca con la batéa; si spostano i sassi grandi sul greto asciutto del torrente, si recuperano le ghiaia aurifere e si passa al setaccio per avere solamente ghiaia del diametro massimo di un centimetro.
Messa questa ghiaia in un recipiente si torna alla scaletta e con delicatezza se ne fa cadere una manciata per volta sulla parte a monte.
La ghiaia verrà immediatamente trasportata dall'acqua lungo la scaletta e comincerà a riempire le scanalature.
A questo punto bisogna lasciare che l'acqua lavorando porti via lentamente la ghiaia prima di metterne un'altra manciata.

Il lavoro dura parecchie ore perchè bisogna passare più ghiaia possibil.
Anche durante l'uso della scaletta, come già per la batéa, insieme all'oro rimangono prigionieri anche gli altri minerali pesanti, come i già citati piombo, ematite e granati.
Un buon rendimento si ottiene quando su una tonnellata di ghiaia si ricavano tre grammi d'oro.
Si avete capito bene, tre grammi d'oro per una tonnellata di ghiaia è un ottimo risultato; il lavoro del cercatore d'oro è chiaramente pesante e a volte non viene premiato per nulla oppure il ricavato è così scarso che non ripaga tutta la fatica fatta.

Questo mestiere, oggi solo a livello hobbistico, viene fatto nei mesi invernali perché le acque dei torrenti sono limpide e hanno uno scorrimento lento per via che in montagna gela e l'apporto di acqua verso la pianura è più scarso.
In questo modo vengono alla luce zone più ampie di ghiaie dove poter cercare i punti giusti che, come ripeto, si trovano all'interno delle curve del torrente, dove la minor velocità delle acque ha facilitato il deposito del metallo prezioso.
Poi, cosa molto importante, la ghiaia deve essere asciutta, altrimenti nella setacciatura vengono perse le pagliuzze che rimangono attaccate ai sassi di scarto; ecco perché si utilizza la ghiaia di quella parte del greto del torrente che è asciutto.
Certo che non si ha tempo di aver freddo mentre si scava e si setaccia, il freddo comincia a farsi sentire solo durante la lavorazione alla scaletta, quando le mani intorpidite dalla bassa temperatura dell'acqua e la posizione ferma contribuiscono a raggelare tutto il corpo.
Ma questa è la vita del cercatore intrepido, ed è come ritornare indietro nel tempo aprendo la fantasia e immaginando i cercatori del West.
In ogni caso questo mestiere ormai è diventato un gioco, il risultato è di certo scarso, però tempra alla fatica.




La vita all'aria aperta a contatto con la natura ripaga ampiamente il grande impegno necessario, se poi si riesce a catturare qualche pagliuzza da mettere in collezione si ha davvero una grandissima soddisfazione.


Naturalmente all'inizio del '900 e fino ai primi anni '70 l'oro era molto più abbondante nei torrenti; personalmente ho fatto ricerche con buon risultato nel torrente Orco nel Canavese.
Dopo le grandi alluvioni che si sono susseguite la situazione è molto peggiorata e l'oro inesorabilmente è stato trasportato a valle e seppellito sotto molti metri di sabbia; questo ne impedisce il ritrovamento perchè sarebbe impensabile scavare metri e metri di sabbia senza sapere se si sta scavando in un punto nel quale poi si potrebbe trovare qualcosa.


CURIOSITA'
Vi sono alcune usanze di cui ormai si è persa la memoria, che regolamentavano la ricerca dell'oro.
Quando un cercatore d'oro trovava un posto buono e voleva proseguire la ricerca nei giorni successivi, costruiva con sassi un ometto ben visibile sul posto di ricerca.
Questo voleva appunto dire che il posto era già scelto, gli altri cercatori rispettavano questo segnale sia per onestà sia perchè sarebbero nate contese non indifferenti.
Personalmente ho assistito a liti furibonde per questi motivi, ora ne rido, ma allora era una cosa seria che degenerava in botte da orbi.
Però tra cercatori in ogni caso vi era molta solidarietà, se si aveva bisogno, o se si era in pericolo, indistintamente tutti aiutavano un compagno in difficoltà.
Un paradosso, direte; no, questa era l'etica del cercatore, una specie di codice d'onore della categoria.
Mi reputo fortunato di aver vissuto quei tempi, ho imparato molto e vi garantisco che mi sono divertito veramente.
E' un tempo che sembra ora molto lontano, ma in realtà sono passati pochi decenni; a volte bisognerebbe ritornare con la mente a quel periodo, non fosse altro che per capire una parte delle nostre radici.
Certi metodi della ricerca dell'oro in Italia a partire dalla fine dell'800 sono frutto di esperienze importate da alcuni nostri connazionali emigrati in America per cercar fortuna.
Ho avuto l'occasione di incontrare questi intrepidi cercatori, ancora pochi decenni fa nel greto del torrente a cercar oro e dai quali ho imparato altri sistemi usati in America.
Infatti dopo aver vissuto per anni lontano dall'Italia, alcuni sono tornati e hanno portato questo antico mestiere arricchito con nuove tecnologie di ricerca.
Non si sa il perchè ma all'ovest di tutte le nazioni è presente in maggior quantità l'oro; capita in America come in Italia e infatti anche qui i torrenti con maggior apporto di oro sono proprio in Piemonte e Valle d'Aosta.
Sono misteri che forse non verranno mai svelati, ma forse questo fa parte del segreto della natura.
Vi auguro di provare anche voi queste emozioni, anche se sarà cosa dura e non sempre ripagata.
Però sarà un'esperienza che potrà servirvi per capire meglio una parte di storia ormai quasi dimenticata.



1993 ALLUVIONE NEL CANAVESE (TO)

Nel 1993 il torrente Orco ruppe gli argini provocò un'enorme alluvione nel Canavese che, non solo fece morti fra le persone compresi alcuni Vigili del Fuoco, ma anche molti animali, distrusse ponti, strade, ferrovie, opere idriche e case.
Il letto del torremte si allargò più di 150 metri e un'enorme quantità di sabbia e detriti di ogni tipo si depositò sulle sue sponde.
Da allora la ricerca dell'oro finì per il motivo che vennero coperte le sponde da metri di sabbia e non essendoci più la presenza di ghiaia aurifera in superficie rende impossibile la ricerca; ci vorranno decenni prima che si ripresenti la possibilità di vedere ancora qualche pagliuzza d'oro.
Nel filmato qui sotto è documentata la tragedia dell'esondazione del torrente Orco.







Nel Mirino non aderisce a campagne pubblicitarie e non ha alcun interesse a far comparire sul tuo browser banner pubblicitari e pop-up automatici; se ne vedi, sappi che non è per nostra volontà.
Blocca la pubblicità sul tuo browser
Non sai come eliminare qualsiasi pubblicità automatica dal tuo browser? Scoprilo cliccando sul lucchetto.




                                                                                                      Sito aggiornato a