LE MINIERE DI TRAVERSELLA

Il complesso minerario di Traversella si trova in Valchiusella.



Per raggiungere il sito minerario, partendo da Ivrea si imbocca la strada provinciale per Castellamonte.
Giunti in località Bettolino-frazione di Castellamonte si svolta a destra per Baldissero Canavese.
Si prosegue per Vidracco, Vistrorio, Vico Canavese, Drusacco e infine si raggiunge il paese di Traversella.

Non si ha documentazione certa che ne riporti lo sfruttamento in epoche antecedenti al 1500.
Queste coltivazioni comunque sono antiche quanto quelle di Brosso e anche qui il giacimento veniva coltivato dalle famiglie locali.
Ogni famiglia aveva il suo "croso" (buco dal quale estraevano il minerale).
A trasportare il minerale erano solitamente le donne e i ragazzi, che con enorme fatica lo portavano fuori dai crosi per ammucchiarlo nel piazzale.
L'escavazione divenne con il tempo indiscriminata e vi furono così parecchi crolli con la conseguente perdita di molte vite umane.
Questo fece sì che le escavazioni venissero successivamente regolamentate eliminando così anche i continui diverbi tra famiglie, a volte anche sanguinosi.
Inizialmente il ferro estratto serviva principalmente per la costruzione di arnesi agricoli e ceppi frenanti per le ruote dei carri.
Veniva utilizzato anche per la costruzione dei "mortaretti", che si usavano nelle feste.

La storia di queste miniere dal 1500 ai tempi moderni è molto travagliata, sia per quanto riguarda le condizioni di vita dei minatori, sia per gli alti e bassi che caratterizzarono l'andamento economico e produttivo di questo complesso minerario.

Con l'andar del tempo le piccole imprese legate all'attivita' mineraria scomparvero, anche perche' il minerale in media profondità era diventato scarso e non riusciva più a soddisfare le esigenze degli scavatori.

Nei primi decenni del 1800 la miniera cominciò a passare di mano in mano fra diversi imprenditori italiani e stranieri, finché nel 1890 venne sospesa per l'ennesima volta l'attività.

Nel 1900 lo sviluppo di nuove tecnologie e l'aumentato fabbisogno di minerali per far fronte allo sviluppo industriale sembrò riportare a nuova vita le miniere, ma fu solo una breve illusione.

Nel 1914 divennero di proprietà della Fiat, che si limitò a mantenere aperte le gallerie già esistenti e a fare studi geofisici e sondaggi sulla possibile presenza di zone riccamente mineralizzate.
Solo nel 1936, quando l'Italia entrò in regime di autarchia, le miniere di Traversella furono dichiarate dal governo "riserva strategica" e la Fiat riprese in pieno l'attività estrattiva.
Si scavarono nuovi livelli e si ampliò il tunnel del Livello 779 Anglosarda, dove esistevano alcune coltivazioni chiamate "Bertolino".
Si costruì il grande ascensore che portava il materiale cento metri più sopra, al livello 890 sul piazzale Bracco Giorgio.

Da qui veniva inviato al frantoio e alle separatrici magnetiche.
In questo modo si poterono ampliare tutti i vari livelli: cinque in tutto, più un livello superiore denominato 913 che non era servito dall'ascensore.
Ogni attività cessò nel 1944.

La miniera fu riaperta nel 1952.
Per un paio d'anni, grazie ad alcuni ammodernamenti, come le caricatrici meccaniche, nuovi i martelli perforatori e locomotori elettrici per il trasporto del materiale, la miniera parve aver trovato nuova vita, ma fu un'illusione.
Ben presto la produzione cominciò a calare e il personale venne ridotto.

Nelle vicende post-belliche delle Miniere di Traversella svolsero un ruolo determinante le Società Fiat e Montecatini, in un intreccio di competenze e responsabilità ancor oggi alquanto nebuloso.

La Montecatini chiuse la sua attività a Traversella nel 1964.
la Fiat vivacchiò fino al 1971, quando cessò definitivamente ogni attività a Traversella.

La chiusura delle miniere determinò l'impoverimento economico della zona e la figura del minatore scomparve dal Canavese.
Pochi ricordano quei periodi; ora è la vegetazione a ricoprire le ferite di una terra che per secoli diede il pane a molte famiglie.



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CURIOSITA'
Il figlio maschio che sposava una ragazza non del paese perdeva il diritto di escavazione.



I MORTARETTI
Il ferro estratto dalla miniera veniva utilizzato anche per la costruzione dei "mortaretti", una sorta di cilindri in ghisa più larghi alla base (per motivi di stabilità) con un buco centrale e un piccolo forellino a lato della base.



Il mortaretto veniva riempito di polvere nera, ma non fino all'orlo; sopra la polvere si mettevano terra o segatura e si pressava; dal forellino si stendeva una riga di polvere nera, che veniva innescata con la fiamma; la polvere, bruciando, portava la fiamma all'interno del cilindro e provocava l'accensione della polvere in esso contenuta; il grande volume di gas prodotto dalla combustione, si sfogava verso l'altro, facendo partire via il tappo di terra o segatura, producendo fiammata, fumo e naturalmente un gran botto.
Altre volte, invece del sistema con la riga di polvere nera, si portava il fuoco direttamente al forellino utilizzando una lunga bacchetta di legno accesa ad un'estremità.

Durante le feste si facevano brillare le cariche dalla sommità dei campanili.









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