MINIERE DI BROSSO
Complesso Minerario San Giuseppe


Siate gentili, nelle grotte e nelle miniere abbandonate ci possono essere piccole colonie di pipistrelli, non disturbateli proiettando direttamente su di loro le luci; sono animaletti molto utili perchè si saziano di insetti nocivi all'uomo e sono a rischio di estinzione.




(Mappa non interattiva)



Questo Complesso, prevalentemente "piritoso" come d'altra parte tutta la miniera, è stato forse uno dei primi ad essere coltivato.
Porta il nome di uno degli appartenenti alla famiglia Sclopis e fu sempre coltivato sotto la direzione Sclopis.

Le costruzioni all'esterno alloggiavano il laboratorio chimico e il magazzino del materiale, oltre alla villa Scopis, distrutta durante la Seconda guerra Mondiale ed ora giacente semisepolta dalla vegetazione.
Davanti alla villa vi sono ancora castagni secolari facenti parte del parco della villa; interessante è un piccolo praticello che in primavera mostra una spettacolare fioritura di viole.
Anteriormente, sulla destra dell'abitazione, vi è una piccola torre: era la cabina elettrica che dava corrente a tutto l'insediamento minerario.
La villa, ai tempi del suo splendore, era raggiungibile solamente per mezzo di una mulattiera, ancora in parte percorribile e che andava a sbucare sull'acciottolato Napoleonico.
Tutto il territorio adiacente a questo complesso è ancora oggi di proprietà della famiglia Sclopis.



Come raggiungere il sito
Per raggiungere l'ingresso del complesso, bisogna arrivare a Valcava seguendo la mulattiera Napoleonica ( come per andare alle Giarinere ) rimontando fino ad incontrare un vecchio binario.
Proseguendo quindi sulla sinistra e risalendo un sentiero che si snoda nel bosco, si raggiunge un ponticello semidistrutto e pericoloso; e' consigliabile evitarlo, scendendo nel torrente e risalendo la sponda opposta.
Sulla sinistra si notano le vecchie rovine molto suggestive della Villa Sclopis.

A monte, subito dietro i ruderi della villa, vi sono gli ingressi chiusi del Complesso S. Giuseppe, di fronte ai quali vi è un boschetto di betulle; si narra che vi siano stati uccisi e sepolti alcuni partigiani.
L'ingresso principale si trovava subito dietro il fabbricato degli uffici e dei magazzini adiacenti la villa.

Seguendo l'esile traccia che attraversa il boschetto di betulle, si giunge ad un rigagnolo, che in realta' è quel che rimane del piano inclinato che serviva a portare a valle il minerale estratto.
Proprio di fronte a dove finisce la traccia del sentiero, scendendo in questo rigagnolo, parzialmente nascosto vi è il piccolo buco d'ingresso.
Al tempo in cui la miniera era attiva, questo non era un ingresso, bensì una presa d'aria, per cui e' meglio entrare rinculando, a causa della pendenza.
Una corda posta in loco ne facilitera' la risalita altrimenti molto difficoltosa.

A causa dell'elevata pericolosita' raccomandiamo estrema prudenza a chi avesse intenzione di avventurarsi nell'esplorazione di queste gallerie!



L'esplorazione
Una volta entrati si percorre un tunnel e si giunge ad una frana dove esisteva un pilastro ricco di quarzo dalla magnifica trasparenza, la cui distruzione ha provocato il crollo della volta.
Un enorme masso ostruisce ora parzialmente il passaggio; procedendo con difficoltà sulla sua sinistra, si arriva in uno stanzone basso, delimitato da muretti di ripiena.
Qui fu scoperto il più grosso geode di questo complesso, nel quale geode si puo' entrare strisciando attraverso un angusto passaggio.
Nel suo interno invece possono comodamente lavorare anche quattro o cinque uomini.
Da questo geode sono stati estratti bellissimi campioni di pirite, quarzo, mesitina, siderite, calciti ed altri minerali accessori.

Una volta usciti dal geode e proseguendo ancora, si incontra un piano inclinato interno; lo si risale con molta difficoltà, a causa dell'acqua e della scivolosita' e si giunge in un vecchissimo complesso, quasi completamente allagato a causa di una frana che ostruisce il passaggio dello scolo delle acque.
La mineralizzazione in questa parte del complesso (sempre che qui fosse "mineralizzato") oggi è introvabile, perché tutto è coperto da uno spesso strato di limonite.
Questa zona è estremamente interessante per la formazione di ragnatele di limonite molto suggestive, formatesi quando l'acqua inondava completamente i tunnel.

Il complesso S. Giuseppe è collegato al complesso Fortune tramite un pozzo, percorribile solamente se si usa materiale alpinistico da discesa.

In fondo a questo pozzo è ancora visibile la grande saracinesca collegata a un grosso tubo che trasportava l'acqua per il lavaggio del minerale ( lo stesso tubo che incontriamo lungo il sentiero che raggiunge questo complesso) .

E' assolutamente sconsigliato avventurarsi in questo complesso minerario, sia per l'estrema pericolosita', sia per il fatto che esiste solamente un ingresso praticabile (ed anche difficoltoso) e questo ne rende decisamente insicura l'esplorazione.




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Questo complesso minerario è molto vecchio come metodo di scavo e non si riscontrano carreggi con rotaie in nessuno dei 5 livelli.

Una delle gallerie comunicava all'esterno direttamente con un piano inclinato molto piccolo rispetto a quello del complesso Salvere.
Questo piano inclinato probabilmente era servito da un carrello ad argano manuale su un binario solo.

E' presumibile che questo complesso sia stato raggiunto per la prima volta tramite un pozzo dal complesso Fortune e poi coltivato in seguito.
Infatti al primo livello troviamo un pozzo-discenderia che porta al complesso Fortune, dove si nota ancora una galleria murata perché inondata da una falda d'acqua.
Questo muro è stato costruito per creare una diga e nel muro stesso sono state poste delle saracinesche collegate con un lunghissimo tubo che uscendo da questo complesso portava l'acqua alle laverie esterne.

Dal secondo livello si prosegue per vari saloni abbastanza grandi che denunciano un buon giacimento di minerale.
Proseguendo ancora vi è una rimonta che porta al terzo livello; le gallerie di questo livello si orientano verso sud, ma non sono molto estese e con poca giacitura di minerale.
Da questo livello si prosegue ancora con un'altra rimonta fino al quarto livello; anche qui le gallerie si dirigono verso sud con maggiore estensione, ma la giacitura è ancora scarsa.

Un'ultima rimonta, molto pericolosa e assai ripida, porta al quinto livello.
Qui le gallerie sono molto vecchie e molto anguste; un ristagno d'acqua causato da una frana le ha allagate e il passaggio è veramente difficoltoso,
Precedentemente quest'acqua raggiungeva quasi la totale altezza delle gallerie, poi si è abbassata per via di qualche crollo e questo ha prodotto la formazione di molte "ragnatele" di limonite e goethite veramente spettacolari.
Anche in questo livello le gallerie si dirigono a sud seguendo praticamente lo stesso andamento del quarto livello, e anche qui la giacitura del minerale è scarsa.

Nel Complesso S. Giuseppe, nonostante la scarsità delle giaciture, a contatto si trovano molte specie di minerali come bournonite, sfalerite, cromstedtite, pirite ecc.



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