MINIERE DI BROSSO


L'estrazione del ferro
dall'anno 1000 alla fine del 1600

1000-1400
Le miniere sono di proprietà dei conti di San Martino e dei conti di Castellamonte.

1351
Il Conte di Savoia, a cui le popolazioni Canavesane erano ricorse per essere liberate dal giogo feudale, accoglie sotto la sua protezione le popolazioni della valle di Brosso.

1386-1497
Nel corso di questi anni gli abitanti della valle si rivoltano contro l'autorità feudale dei conti di San Martino.
Dopo lunghe lotte riescono a liberarsi dal dominio feudale e ad ottenere dal conte di Savoia la concessione che rende esente da ogni tributo la coltivazione del ferro nella valle di Brosso e a Lessolo.

1497
Vengono redatti gli statuti per regolare i lavori minerari, il taglio dei boschi, l’uso dei pascoli, la macinatura del grano e l'amministrazione della Confraternita di Santo Spirito.
Venne così stabilito che:
1) i proprietari di beni immobili di Brosso avrebbero potuto cercare vene o miniere di ferro nei soli mesi di gennaio e febbraio;
2) le escavazioni erano permesse solo di giorno;
3) i nuovi buchi dovevano distare dai buchi primitivi di sole sei “tese” (antica unità di misura di lunghezza usata in Italia prima dell'adozione del sistema metrico decimale, corrispondente all'incirca all'apertura delle braccia tese);
4) qualunque Società coltivatrice di qualsiasi miniera ogni anno alla fine di marzo doveva dare la settima parte del minerale estratto alla Comunità di Brosso od al suo esattore, sotto pena di essere privata della miniera;
5) Nelle fucine non si poteva fabbricare o far fabbricare ferro dal primo gennaio al quindici febbraio di cadun anno;dalla festa di San Giovanni Battista fino alla metà del mese di luglio e dalla metà di settembre alla festa di San Michele, pena il pagamento di una multa di dieci fiorini di Savoia".

1509
Gli statuti vengono completati, ratificati, omologati e approvati dagli uomini di Brosso.

1551
Si approvano delle norme che definiscono alcune contestazioni sul peso e sul prezzo del ferro da vendere e anche per impedire ai maestri di fucina di andare a lavorare fuori comune quando era necessaria la loro attività nella valle.

1550-1570
In questi anni l'estrazione del minerale è particolarmente redditizia, le ferriere vengono ammodernate con l'introduzione dei pestelli meccanizzati per la frantumazione del minerale e dei magli a testa d'asino.

1561
Il duca Emanuele Filiberto di Savoia conferma, approva e ratifica le franchigie, i privilegi e gli statuti della comunità di Brosso.
Obbliga però i coltivatori di miniere a riconoscere nella potestà ducale alcuni diritti di sovranità, che riducono notevolmente la piena libertà d'azione precedentemente accordata.

1575-1700
I documenti di questo periodo dimostrano che le cave e miniere sono coltivate dalla gente del posto.
Si estrae il ferro sotto l'egida delle franchigie omologate dal principe regnante, ma l'attività mineraria non è particolarmente fiorente a causa della crescente mancanza del combustibile, in quanto i boschi della Valle erano stati man mano distrutti.
La produzione risente inoltre della concorrenza del ferro e della ghisa provenienti dall'Inghilterra, tanto che anche la produzione delle fucine della Valle di brosso è in crisi.



Il 1700 e l'estrazione della pirite
per produrre il vetriolo verde per l'industria tintoria


1715
Le miniere diventano di proprietà del conte Giuseppe Ignazio di Valperga.
In questo periodo la pirite fa la sua prima comparsa negli annali delle miniere.
È probabile che in seguito al decadimento dell'industria del ferro si sia cercato di trarre profitto da questo minerale che accompagna sempre il ferro, e che fino a quel tempo si gettava nelle discariche come materiale inservibile.
Si costruisce quindi la fabbrica del vetriolo verde (solfato di ferro) nella regione Bore.
In questo stabilimento la pirite è sottoposta a torrefazione o arrostimento in speciali forni; il minerale così trattato si tramuta in solfato di protossido di ferro che viene lisciviato e trasformato nel prodotto finale, cioè il solfato di ferro utilizzato nell'industria tintoria.

1769
La società costituita tra il conte di Valperga e Francesco Chiumino è proprietaria del complesso minierario esteso da Brosso a Pont St. Martin.
Sembra che il processo di utilizzazione della pirite di Brosso per la fabbricazione del vetriolo verde sia dovuto esclusivamente a Francesco Chiumino.

1781
Il 26 giugno 1781 Vittorio Amedeo III di Savoia promulga un decreto che accorda a Francesco Chiumino "il privilegio privativo per anni 15 per la fabbricazione del vetriolo, oglio, spirito, acqua forte, allume di rocca zolfaro ed altre materie atte per la formazione dei colori a pittura, di modo che per detto spazio di tempo non sia lecito a nessuno si' suddito che straniero di intraprendere veruna delle suddette fabbricazioni nelle Valli di Brozzo, Chy e Pont".

1783
Con un altro decreto della Corte dei Conti datato 18 luglio 1783 ( in riferimento alle Regie patenti del 1781) viene revocata l'esenzione dai diritti doganali accordata per l'esportazione del vetriolo, che era stata concessa con i Regi editti 23 luglio 1730 e 12 marzo 1749.

1790
In seguito al decesso del conte Giuseppe Ignazio di Valperga, Chiumino cede "tutti li minerali in qualunque natura ed in qualunque maniera provenienti dalle miniere di Brosso e di Pont, state esercite col predetto conte Valperga, come pure di tutte le fabbriche, case, lavatoi ed utensili ed altresì di tutti li crediti, ed ogni altra cosa relativa e dipendente dalle dette miniere e fabbrica di vetriolo ed esercizio di esse, niente escluso ne riservato", a favore della società costituitasi sul patrimonio e sui beni del defunto conte Giuseppe Ignazio di Valperga.






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