LAMPADE DA MINIERA

L'antico
LUME AD OLIO





I primi lumi sia nelle case che nelle miniere erano a olio, naturalmente non veniva usato olio d'oliva perchè scarso o troppo costoso, ma nei migliori dei casi olio di noce, altrimenti grasso animale di ogni tipo che nella combustione provocava odori indescrivibili.



Nelle miniere in particolare a causa del buio totale, questi lumi non davano molta luce e questo contribuiva a causare incidenti ai minatori oltre che a intossicazioni prodotti dai loro fumi.
Questi lumi generalmente venivano costruiti in terracotta, in rame o in ferro; erano costituiti da un contenitore che poteva essere chiuso o aperto e da uno stoppino che fuoriusciva da un buchino o trattenuto da un piccolo canaletto in metallo.
Quelli in ferro aperti avevano uno svantaggio, a volte poteva succedere che si incendiasse il combustibile contenuto nel serbatoio con serio pericolo di incendio specialmente se usato nelle stalle o in abitazioni di legno.
In ogni caso oltre alla poca luce producevano odore acre e molto fumo, ma nonostante ciò il loro uso è durato per centinaia se non migliaia di anni.


La tradizionale
LAMPADA A PETROLIO






Questo tipo di lampada a petrolio veniva usata comunemente nelle miniere dove non era presente il grisou; essa è composta da un serbatoio per il petrolio, una struttura che regge il vetro ed è sollevabile tramite una leva per permettere la sua accensione e la sua manutenzione.
Il buon funzionamento di questa lampada è dovuto alla cura particolare dello stoppino.







Qui a fianco si può vedere come deve essere tagliato lo stoppino; si procede con un taglio netto orizzontale del medesimo, poi si smussano appena un po' gli spigoli, si rimonta la lampada, si fa la carica di petrolio; per accenderla si abbassa la leva laterale, il vetro si alzerà di due centimetri in modo da poter avvicinare il fiammifero allo stoppino.



Una volta accesa si riabbassa la leva e si procederà alla regolazione dello stoppino per mezzo della rotellina posta di lato.
La fiamma non deve fumare e se lo stoppino sarà stato tagliato in modo corretto si otterrà una fiamma sottile come una lama e molto lucente di forma a cuore (foto a destra in basso).
Al contrario se lo stoppino non sarà stato tagliato perfettamente orizzontale e non avrà gli smussi darà una fiamma bifida e fumosa impossibile da regolare.

Questa lampada non ha la stessa luminosità della lampada a carburo, ma il suo pregio è di non spegnersi facilmente in presenza di vento o pioggia.

La fiamma risulta luminosa grazie alla corrente d'aria che si forma alla sua base, infatti se si guarda la lampada dal basso verso l'alto si notano dei piccoli fori che convogliano l'aria di richiamo verso la fiamma, questo fa si che la combustione risulti forzata e più ricca d'ossigeno rendendo più luminosa la fiamma stessa.
Se si alza il vetro si noterà subito una diminuizione della luminosità e la fiamma diventa rossastra, questo perchè non vi è più la convogliazione forzata dell'aria di richiamo.


La moderna
LAMPADA DA SPELEOLOGO


Oggigiorno gli speleologi e gli esploratori di vecchie miniere hanno a disposizione oltre alla lampada a carburo sul casco, con generatore separato alla cintura, anche una lampada elettrica di emergenza a basso consumo (anch'essa sul casco, come dalla fotografia a lato); la lampada di emergenza è utilissima per avere luce nella ricarica di quella a carburo e in quei passaggi dove la presenza di stillicidio potrebbe spegnere la fiamma, o ancora dove si temono sacche di gas che potrebbero essere innescate dalla lampada a carburo.





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La rivoluzionaria
LAMPADA A CARBURO


La lampada a carburo è stata una invenzione che ha rivoluzionato l'illuminazione domestica e specialmente quella mineraria dove era possibile lavorare con fiamme libere.
Nel 900 queste lampade hanno soppiantato i lumi ad olio garantendo a confronto una luce bianca molto forte e un'autonomia molto maggiore

Questo generatore di gas acetilene, come vediamo dallo spaccato a sinistra, è composto da un serbatoio per l'acqua sovrastante il contenitore del carburo.

Fornito di un rubinetto per la regolazione dell'acqua e un condotto che parte dal contenitore del carburo verso l'esterno, quest'ultimo ha il compito di convogliare il gas acetilene all'ugello, dove verrà prodotta la fiamma illuminante.

Naturalmente in questo caso si tratta di un generatore moderno; la lampada dei minatori (foto a destra) era costruita in ottone o ferro.
La lampada veniva appesa vicino al posto di lavoro, nonostante la luce potente vi erano ancora molte zone d'ombra causate dal minatore stesso, occorrevano pertanto più lampade per avere una luce sufficiente ad evitare infortuni.



Negli U.S.A. i minatori avevano già la lampada sistemata direttamente sul casco (come si vede dalla foto), compreso il serbatoio dell'acqua e il contenitore del carburo.
Essendo una piccola lampada non aveva molta autonomia, però dava al minatore la possibilità di avere una visione a 180°, riducendo di molto il pericolo nel lavoro.



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